La cucina Plant-Based

Una delle domande che mi vengono fatte spesso è cosa vuol dire mangiare plant based e perché definisco così la mia alimentazione. “Plant-based” è un termine ormai entrato nell’uso comune.

La dieta plant based è in cima alle linee guida e raccomandazioni alimentari per una corretta alimentazione, e per la prevenzione di diverse patologie. Il primo documento dove si parla di plant based diet risale al 1999 ed è stato redatto durante il Terzo Congresso Nazionale sulla Nutrizione Vegetariana. In quell’occasione, i relatori esaminarono vari approcci nutrizionali, in alternativa alle diete onnivore. Ed evidenziarono due approcci: plant-only, basato esclusivamente su cibi vegetali, e plant-based, basato prevalentemente su cibi vegetali.

La distinzione diventa meno netta qualche anno più tardi. Viene pubblicato, infatti, sulla prestigiosa rivista scientifica The Permanente Journal, un articolo dal titolo Plant-Based Diets: A Physician’s Guide. Come si evince dal titolo, è una vera e propria guida che “fornisce ai medici e agli altri operatori sanitari una panoramica dei numerosi vantaggi di una dieta a base vegetale”. E in questa guida, per dieta plant-based si intende quella basata esclusivamente su cibi vegetali.

Nel 2017 sulla rivista Journal of Geriatric Cardiology viene pubblicato un articolo, dal titolo Definition of a plant-based diet overview of this special issue . In questo documento si legge che “una dieta plant-based comprende tutti i tipi di frutta, verdura, cereali integrali, legumi, noci e semi, erbe e spezie minimamente lavorati . Ed esclude tutti i prodotti di origine animale, inclusi carne rossa, pollame, pesce, uova e latticini”.

Questo presupporrebbe che mangiare plant based significhi adottare una dieta totalmente vegana.

E corrisponde al senso più stretto dell’espressione “a base vegetale”. Un’alimentazione che include solo cibi vegetali e non cibi di origine animale: cereali integrali, frutta, verdura e legumi, ma non uova, miele o latticini. In realtà, non esistendo una definizione univoca, una dieta plant based può riferirsi anche a una dieta vegetariana. È incentrata su cibi vegetali, come verdure e cereali integrali, ma include anche piccole quantità di uova o latticini.

Per alcuni, addirittura, può essere plant based anche una dieta onnivora, come la dieta mediterranea. Sono consumate piccole quantità di carne, pesce e altri prodotti animali, mentre la dieta si concentra principalmente su verdura, frutta e altri alimenti vegetali. Il filo conduttore di queste variazioni è che includono più alimenti di origine vegetale rispetto a quelli di origine animale.

Differenza tra vegan e plant based

Mangiare plant based ed essere vegani non sono la stessa cosa, anche se entrambe rappresentano due scelte alimentari consapevoli, che non prevedono il consumo di carne. La scelta vegana ha alla base motivazioni etiche. Secondo The Vegan Society, “il veganismo è un modo di vivere che cerca di escludere, per quanto possibile e praticabile, tutte le forme di sfruttamento e crudeltà verso gli animali per il cibo, i vestiti o per qualsiasi altro scopo». Una scelta profonda, che include anche aspetti diversi da quello alimentare, per esempio l’abbigliamento. Quando si parla di plant based, invece, ci si riferisce esclusivamente a un approccio alimentare. Sia chiaro: non significa che chi mangia plant based non abbia anche delle motivazioni etiche alle spalle, ma il termine indica solo il tipo di dieta scelta. Che è una whole food diet, cioè, un’alimentazione basata su cibi per la maggior parte integrali. Mangiare plant based significa consumare prevalentemente frutta e verdura, cereali integrali ed evitare (o ridurre al minimo) l’assunzione di prodotti animali e alimenti trasformati. Una dieta plant based non include alimenti altamente elaborati o che contengono additivi chimici o zucchero raffinato. In pratica: una cena fatta con patatine fritte, Coca-Cola e Oreo può essere vegana, ma non è sicuramente plant based!

Plant based ma non per forza vegano

Quindi, a rigor di logica, per poter definirsi vegan non basta escludere dalla propria alimentazione ogni prodotto di orgine animale: è indispensabile evitare lo sfruttamento animale in ogni aspetto della propria vita, scegliendo di non indossare indumenti di origine animale (pelle, cuoio, pellicce…), evitando spettacoli o sport o altre pratiche che non rispettano le forme di vita animale o che provocano ad essi sofferenze (circo, acquari, zoo, pesca, caccia, vivisezione, test chimici su animali).

In conclusione, ogni vegano è un plant based, ma non tutti i plant based sono vegani, per farla semplice. Ad un vegan può benissimo non importare della qualità della cucina ed essere interessato solamente alla lista degli ingredienti; il suo cibo può addirittura essere non salutare, basti ricordare che le patatine fritte sono vegan a tutti gli effetti; al contrario, generalmete un plant based compie questa scelta per motivi salutistici non interessandosi dei motivi etici e può benissimo campare mangiando vegan ma continuando a vestirsi di lana o di pelle mentre passeggia per un giardino zoologico.

Tutto questo per venire incontro alle numerose persone che vegono identificate come vegane e seppellite da vagonate di domande sul perché continuino a vestire con prodotti animali o sul perché il loro deodorante è prodotto con test su animali: adesso tutti coloro che “mangiano come i vegani”, pur non essendolo, possono dire: “sono plant based”.

Origini del veganismo

Quali sono le vere origini della dieta vegana? Vari e numerosi: nell’antichità, quando la popolazione mondiale era ridotta, non esistevano le forme di inquinamento odierne e la qualità della carne era molto più alta, i motivi di tale dieta derivavano da ragioni non solo filosofiche ma addirittura spirituali.

Dall’Oriente arrivò una nuova corrente di pensiero adottata da alcune filosofie greche e mesopotamiche che si basava sulla cosiddetta reincarnazione o trasmigrazione delle anime, conosciuta in Occidente come metempsicosi, grazie a Pitagora: l’anima degli uomini avrebbe potuto incarnarsi in un animale, e quindi provocare sofferenza ad uno di essi, o anche solo sfruttarli senza rispetto, sarebbe equivalso a commettere un peccato.

In seguito, motivi più razionali hanno rimpiazzato queste credenze: correnti etiche come l’antispecismo, tutte le motivazioni eco-friendly atte ad evitare l’inquinamento dovuto agli allevamenti animali, tutti i motivi legati alla salute e alla prevenzione di numerose patologie collegate ad una abuso di prodotti di origine animali.